Riporto lo stralcio di un articolo pubblicato su Repubblica a firma di Cecilia Gentile che mi ha particolarmente turbato.
ROMA - L’ultima si chiamava Eva, tornava in bici a casa. Investita da un taxi ai Fori Imperiali. Nel suo nome, è partito un tam-tam via web. Bisogna ricordarla e fare il modo che non sia morta invano. Una fiaccolata che diventa una forma di pressione. In Italia muoiono 352 ciclisti all’anno, quasi uno al giorno. Chi prende la bicicletta per spostarsi in città rischia la vita. Non basta che faccia un favore ai concittadini liberando spazio prezioso dalle auto e muovendosi a inquinamento zero. Paga la sua scelta con un’esposizione costante al pericolo. Pedoni e ciclisti costituiscono il 40% del totale delle vittime per incidenti stradali in città. Un dato che ci discosta anni luce dall’ Europa, dove la percentuale è del 20%. “E non è colpa del ciclista – dichiara Edoardo Galatola, responsabile della Sicurezza per la Fiab, la Federazione italiana amici della bicicletta – Chi va in bicicletta muore per la velocità incontrollata delle macchine. E’ la velocità il grande problema degli spazi urbani, non ci sono regole adeguate né controlli”.
Leggi il resto su: Repubblica.it – Ciclistica - Ricambi riciclati







22:34 on novembre 9th, 2009 1
Sono d’accordo, la bici era l’unico mezzo che mi teneva allenato, ma con la densità di traffico attuale ho una paura indicibile, meno male che abbiamo le piste ciclabili che sono veramente costruite bene ne sono uo strenuo sostenitore: vedi il mio video: “Ponte del Mare…” sul mio sito.
Saluti
Massimo.